ROMA 22 MAG 2026 - Cresce l’allarme nel mondo dell’artigianato italiano, sempre più schiacciato dal peso del sovraindebitamento, della pressione fiscale e delle difficoltà economiche che negli ultimi anni hanno colpito migliaia di piccole attività. Un fenomeno che riguarda da vicino anche Roma e il Lazio e che oggi rischia di travolgere interi comparti produttivi, con conseguenze economiche e sociali sempre più evidenti.
A lanciare l’allarme è Lamberto Mattei, presidente di Confimprese Roma Capitale, da tempo impegnato in un’attenta attività di monitoraggio e analisi delle criticità che colpiscono le micro, piccole e medie imprese, con particolare attenzione al settore artigiano.
Secondo Mattei, molte aziende si trovano oggi intrappolate in una spirale che parte dalla crisi di liquidità e arriva fino alla chiusura definitiva dell’attività, spesso aggravata da procedimenti giudiziari e contenziosi fiscali impossibili da sostenere. Alla base della crisi vi sarebbero diversi fattori: l’eccessiva pressione fiscale, l’aumento dei costi di gestione, il caro energia, le difficoltà di accesso al credito e le conseguenze di eventi personali o familiari come malattie, separazioni o improvvisi blocchi dell’attività lavorativa.
Una situazione che trova conferma anche nei dati emersi da recenti analisi sul sovraindebitamento delle piccole imprese italiane, dove il profilo più ricorrente è proprio quello dell’artigiano o piccolo imprenditore costretto a chiudere l’attività lasciando però aperte esposizioni con fisco, banche e contributi previdenziali.
“Troppi artigiani stanno vivendo una condizione di forte sofferenza economica e psicologica – dichiara Mattei –. Parliamo di imprenditori che hanno sempre lavorato con sacrificio e dignità e che oggi si trovano schiacciati da debiti accumulati spesso non per cattiva gestione, ma per eventi straordinari, crisi di mercato o difficoltà personali. In molti casi, dopo la chiusura dell’attività, i debiti restano interamente sulle spalle delle famiglie”.
Il presidente di Confimprese Roma Capitale sottolinea come il fenomeno non possa più essere affrontato soltanto come un’emergenza individuale, ma debba diventare una priorità politica e istituzionale nazionale.
“È necessario aprire immediatamente un tavolo tecnico permanente con Governo, istituzioni, associazioni di categoria e professionisti del settore – aggiunge Mattei – per individuare strumenti concreti di tutela e prevenzione. Servono misure fiscali sostenibili, maggiore accesso agli strumenti di composizione della crisi, percorsi di accompagnamento per gli imprenditori in difficoltà e una vera semplificazione burocratica. Non possiamo permettere che migliaia di imprese artigiane spariscano nel silenzio generale”.
Secondo Confimprese Roma Capitale, il rischio concreto è quello di un progressivo impoverimento del tessuto produttivo locale, soprattutto nei territori dove l’artigianato rappresenta ancora un presidio economico, occupazionale e sociale fondamentale.
“Difendere l’artigianato significa difendere identità, lavoro e comunità – conclude Mattei –. Le piccole imprese non chiedono assistenzialismo, ma condizioni per poter lavorare, produrre e restare competitive senza essere soffocate dal peso fiscale e dal debito”.
Negli ultimi anni, inoltre, le richieste di accesso alle procedure di composizione della crisi e di liquidazione controllata risultano in costante aumento, segnale evidente di una fragilità economica ormai diffusa tra piccoli imprenditori e artigiani.